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[pιcтures.of.me]
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♥ .ılı. [ il.pOѕтo.d℮ll℮.Sт℮ll℮ ] .ılı. ♥ά c c ℮ n d ℮ т ℮ ι ν ō ѕ т я ι ѕ ō g n ι ℮ n ō n ѕ p ℮ g n ℮ т ℮ l ι m ά ι p ι u'
_pensierO såfficO
nell' aere
effluvi di mandorle oliose
e soffice panna montata.
[fяāmm℮nтO pOsтumo]
Non l'ho mai voluta vedere.
Neanche in fotografia.
Solo una firma ho visto...
la calligrafia.
Silenzio. Un beato silenzio,
tu lo sapevi che non ti avrei chiesto niente
mai
della sua pelle d'ambra lucente
dei suoi capelli ramati e fluenti
del suo profumo esotico speziato.
E i suoi occhi, con dentro terra, colline, pietra e tramonti di polvere,
con dentro l'essenza della spagna.
La sua voce,
quando calda ti diceva che ti voleva ancora dentro sè
- eco di catalogna in festa -
l'ascoltavi?
mentre viaggiavi sul filo sottile di un piacere macchiato d'indifferenza.
Dentro lei.
Ma senz'anima.
Non l'ho mai voluta vedere,
( solo la calligrafia )
e neanche tu.
Un placido silenzio di serena complicità imperava tra noi.
Solo me e la mia essenza, e i miei occhi profondi nel mare che hai dentro,
solo me - mollusco - in te, conchiglia
non hai mai obliato.
E non ti ho mai detto niente.
Io che sono entrata dall'accesso principale
e con corde d'aria d'argento abbiamo lasciato incatenare i nostri cuori ancor vergini.
Un biglietto gettato via. Aperto.
Calligrafia impegnata ma fugace :
tu . lei .
Noncurante tu, lo sapevi tu, sempre presente l'hai avuto..
non ha varcato nemmeno la soglia.
zәяO. fÖcus/āят/
LIEVE.
COME UNA PIUMA CHE SI POSA SU UN PARQUET DI CRISTALLO
IL MIO SILENZIO.
E PIOVONO PAROLE SENZA SUONO,
IMMAGINI.
SOVRAPPOSIZIONE DI CROMIE CHE SI FONDONO NEL BIANCO.
SCORRE LENTA LA PUNTA DELLE DITA SUI RIVOLI D'OLIO,
LENTAMENTE ACCAREZZA LE VIBRAZIONI EMOTIVE DEL MARMO.
TRACCIA UN PERCORSO DI PIACERE L'OCCHIO UMANO.
SI ACCAVALLANO CATARSI - TESI
NELLA LORO PLACIDITA' - PENSIERI DI BEATITUDINE
INNANZI AL SUBLIME.
E CON LE PALPEBRE CHIUSE CALARSI IN OPERA,
OGNI PENNELLATA, OGNI COLPO DI SCALPELLO, OGNI LEVIGATURA
OGNI CAMBIO DI MANO,
SPERIMENTANDO LA POLIFONIA.
UNA CASCATA INCESSANTE DI SUONI, ESPERIENZE MNEMONICHE.
AMO IL VEGLIO BARLUME, IL VIRGULTO DI VITA
CHE POSSENTE EMANA L'OGGETTO D'ARTE
ED INSTAURO UN RAPPORTO EROTICO AD ALTA FUSIONE CON LA SUPREMA BELLEZZA,
PURA. NON DECLINABILE.
AMO L'ARTE.
TUTTA.
La bellezza dell'Arte è una relazione empiricamente verificabile che si scioglie in termini d'assoluto.
// тu s℮i d℮nтяŌ di m℮ cŌm℮ l'αlтα mαя℮α...
Sёттёmbяё .
Atmosfera autunnale si respira nell'aria di questo settembre già inoltrato. Ed il soffio vitale di madre natura ci pervade tutti mentre capita casualmente di posare l'accento sulla caducità della vita, sull'inesorabile scorrere del tempo distillato dalle lencette dell'orologio. E' quell'atmosfera particolare di un anno che sta volgendo verso il completamento della maturazione. Ed osservare i grappoli zuccherini e succosi sulle viti fa rendere conto che un ciclo è terminato, l'altro sta per cominciare. Come sempre. Come ogni anno da migliaia e migliaia di anni. Passeggiare sulle zolle raggrumate tra le vigne ed incanalare nei polmoni l'odore denso d'autunno che sublima nell'aria atmosfere da dipinto impressionista en plein air fra le prime brume autunnali. E lasciarsi andare. Tendere l'orecchio a quella dolce musica prodotta dal calpestio della terra sotto i piedi, dal vento che smuove lieve le foglie. Colori. Impressioni. Melodie. Sinestesie che sfilano e poi danzano come in un balletto settembrino sotto un sole morente che tinge di bronzo le nuvole all'orizzonte. I tralci sembrano punti interrogativi nel loro disegnare volute e forme astratte di orientale fattura mentre, giocando a far le capriole si staccano maestosi dalla compostezza dei filari. Punti interrogativi di un giorno nel quale il bello sta nel non sapere cosa accadrà domani. Punti interrogativi di una vita nella quale il bello sta nel non sapere se di lì a cinque minuti pioverà oppure no. Nel non sapere l'ora esatta del tramonto. Il sottile ticchettio del silenzio. Ricolmi gli acini d'uva tinti di viola e di rosso. Succosi. Zuccherini e polposi. Parti accessorie di un'anima che volentieri tenderebbe al miele se non fosse per l'acre nota, quel filo sottile e pungente che ne spacca a metà la polpa interna. La campagna autunnale partorisce una storia a suo modo - una storia fatta di immagini e violini acuti spezzati solo da note basse e profonde, saltuariamente. C'è nell'aria un che di nuovo e di reminiscentemente antico assieme. Un che di già vissuto ma di inedito allo stesso tempo. Una narrazione continua mentre la placida provincia si spegne, intorno, nella sua cauta monotonia all'ombra dell'ultimo raggio della sera.
. oggi il miO cёяvёllo cubisтä è mOlto più cOloяäтo dёl sOliтo . { Che posto.Asettica. Definizione perfettamente calzante per la nuova aula che ospiterà i prossimi 9 mesi della II A Liceo Classico "A.Poliziano".
{ Che posto.
Mura candide come sale operatorie vergini, seggioline color verde-camice chirurgico, banchi allineati "belli in fila pronti per la macellazione", cattedra come la poltrona per l'iniezione letale con registro posato sopra che fa tanto siringa/ultimo oggetto che si avvicinerà al tuo corpo. Non un rumore da fuori. Insonorizzata. - - - Totalmente in - so - no - riz - za - ta. C'è un'aria da sterilizzazione pre acciaio chirurgico: pulizia da "routine primo giorno" ed esattezza ovunque; pure 4 rotoli che troneggiano come premi per i vincitori sulla mensola del bagno (con tavoletta!!!). E c'è anche quel filo sottile di disinfezione che percorre il suono della campanella prima che, ordinati e con la maggior compostezza possibile, gli studenti possano prendere posto sui banchi. Ah! - quasi dimenticavo! - soffitto a spunzoni in perfetto stile "spada di Damocle" o meglio "soffitto che lentamente calerà su di noi per spappolarci l'encefalo qualora ne avessimo uno" per chi non ama la classicità.
Se ci si pensa un luogo paradossale, una sorta di palestra per cervelli disinfettati e resettati dopo 3 mesi di sfiancanti, terribili, sconvolgenti vacanze estive. Utopico pensare che dalle ore 8.20 di lunedì 15 settembre migliaia di meningi dovranno riprendere l'esecrabile ritmo del dissanguamento. Farlo in luogo così apparentemente sterile è semplicemente paradossale. Come squarciarsi con l'ago con il quale si sono riavvicinati i lembi di una ferita.
{ Ore 8.35.
Imputati: presenti!
Avvocato dell'accusa: se ne avvertono i passetti rinsecchiti rimbombare tra le teche di vetro che ci inglobano...
Giudice supremo: e chi l'ha visto...?!
Avvocato difensore: x x x assente x x x
Tutto tace al suono della prima campana, come condannati a morte in attesa dell'esecuzione appena la porta di quella sala dell'utopia viene sbarrata dal braccio rinsecchito del mastro chirurgo. Una lentezza funebre, assurdità meticolosa e solenne. Pronti allo sventramento.
Apertura distratta del registro, scorsa ai nomi delle vittime.
{ Assurdo come la tua vita possa essere rappresentata da un numero sull'elenco.. Assurdo come tu possa essere nient'altro che 2 ml d'inchiostro su un foglio più asettico della stanza in cui t'illudi di respirare. Tutto quel gran macello di vissuto che hai dentro nella microscopica traiettoria di un laser che ha stampato il tuo nome la settimana prima. Assurdo. Punto.
Il tempo passa inesorabile rinchiusa in quelle 8 mura da ospedale psichiatrico. Illogicamente passa..
Prima ora, seconda, terza - ah ora d'aria - quarta, poi a casa.
Liberi da questo incubo glaciale e silenzioso.
Liberi da questo "proto-non-caos" che il sol compito di concimare immondizia inculcata senza esercizio critico.
almeno per oggi.
~ Come un fuoco d'artificio.
Passa. Passa il tempo. Passa la vita. Passa..
Se dovessi - adesso - descrivere quell'istante che fu un'eternità partirei col sottolineare l'incredibile differenza che intercorreva riguardo le modalità di ricezione delle cose tra lei, ed il resto del mondo che le fluiva accanto. In quell'istante che parve un'eternità. Che fu un'eternità.
Il resto del mondo percepisce, e percepiva le cose nella modalità "normale". Ovvero una cosa seguiva l'altra, come sempre, come tutte, come un film. Lei, in quell'istante che fu un'eternità, lei no. Lei era sintonizzata nella modalità "stand by".
Magari le cose potevano passarle sott'occhio in fila, ordinatamente ed agli occhi dei passanti non ci sarebbero state incredibili variazioni ma se qualcuno avesse scrutato con attenzione si sarebbe accorto che lei non si stava minimamente curando - in quell'istante che fu un'eternità - di tutto quello che stava succedendo intorno a lei.
Vi giuro se fosse scoppiata una bomba lei avrebbe aspettato impassibile anche le ultime schegge, qualora il vento non se la fosse portata via prima.
Quello che era certo - e se ne sarebbe accorto qualcheduno che avesse scrutato con più attenzione - era che qualcosa l'aveva rapita. Le altre potevano correre a perdifiato ma lei - con quel qualcosa che le ruotava incessamente in testa come dentro una sfera di vetro - lei ora era rimasta indietro. In quell'istante che parve un'eternità, che fu un'eternità era rimasta immobile. Come una statua di sale. Un attimo in ritardo rispetto al mondo.
Per chi l'avesse vista da lontano sarebbe parsa una cosa qualunque. Non ci avrebbe nemmeno fatto caso a quella testolina minuta nascosta sotto una massa di lunghi capelli scuri. Non ci avrebbe nemmeno fatto caso a quegli occhi scuri nascosti dalla frangia. Eppure quella testolina lavorava incessamente, nell'immobile moto che riescono ad avere le cose più straordinarie. E quegli occhi con una incredibile lentezza stavano versando lacrime di aria; invisibili. Trasparenti.
Ed intorno la vita continuava a crepitare. Bruciava attimi feroci come una locomotiva macina chilometri di ferro tra gli sbuffi di fumo. E nel brulicante rumore della festa sotto di lei, in quell'istante che fu un'eternità, lei era come un'ombra senza corpo al tramonto. Senza corpo e senza memoria. Senza - in quell'istante - coscienza.
Nient'altro che un'immagine sarebbe parsa a chi non avesse fatto adeguata attenzione. Qualcosa senza suono e senza storia.
Ma - in quell'istante che perve un'eternità, che fu un'eternità - qualcosa l'aveva vinta. C'era stato un qualcosa che aveva sciolto le sue difese, come un colpo di vento improvviso, come un prodigio o un incantesimo che scoppia nella testa. Come un fuoco d'artificio.
Forse dentro di lei qualcosa si era rotto o forse qualcosa si era aggiunto a quel lungo catalogo di mozziconi di vita che da sempre si portava dentro.
Una cosa sola era certa, in quell'istante che fu un'eternità la vita potrebbe aver fatto mosse di qualsiasi tipo. Lei non avrebbe risposto. Rimasta al punto precedente, all'articolo A mentre il resto del mondo seguitava nel B poi nel C e via dicendo. In quell'istante che fu un'eternità, inchiodata alla partenza.
Ed effettivamente la vita le fece una mossa. Con l'estrema lentezza che hanno gli alberi quando crescono divenne sera.
La sera, come tutte le sere, come ogni sera da migliaia di anni. E non ci puoi fare niente perchè è una cosa che non guarda in faccia nessuno: succede e basta. Non importa che razza di giorno viene a spegnere. Magari un giorno eccezionale, magari pessimo ma non cambia nulla. Arriga e tira giù il bottone dell'interruttore, poi, Amen. Così anche quella sera venne e si posò su di lei come la polvere si deposità sui mobili che da un'eternità non vengono spolverati.
E il tempo passa. Passa. Passa la vita. Tutto passa. Con la lentezza che hanno le cose più straordinarie.
E lei sola, giaceva ancora immobile - in quell'istante che fu un'eternità - in una bolla di acre silenzio, impassibile. Mentre il tempo lentamente scorreva e le piante continuavano a crescere.
Và a capire com'è che da ore se ne stava là a fissare il vuoto, ad aspettare chissà cosa.. Vallo a capire.
In verità - l'istante prima di quell'istante che fu un'eternità - lei si era incagliata, più in generale la sua vita si era incagliata.
Ma vai a capire su cosa... Ci sono navi che si sono incagliate nei posti più strani.
Forse, se qualcuno avesse scrutato con più attenzione ed avesse considerato ciò che da un'eternità lei stava fissando - o meglio il luogo nel quale era accaduto qualcosa un'eternità prima, ancora meglio la persona che era passata in quel luogo un'eternità prima - forse, soltanto forse, si sarebbe accorto che non era stato un "qualcosa" ad averla fatta incagliare. Un "qualcuno".
Si perchè una vita - ragionevolmente - si può ben incagliare in una faccia "qualunque".
Ed il tempo - anche se per lei quello fu un'istante che fu un'eternità - passò. Passò e venne la sera, come ogni sera. Come tutte le sere da migliaia di anni.
E lei continuò a fare a pezzi la sua memoria. Continuò a darsele di santa ragione con l'immagine per la quale si era incagliata. A lottare con quel diavolo di acquario che aveva in testa mentre il tempo passava, mentre la vita passava. Continuò finchè una vocina minuta, dentro la sua testolina minuta le disse: "Perchè? ...alla fine, quando tutto sarà finito te ne starai lì con una sfilza di errori che nemmeno te lo immagini..."
"ma non smetterla mai di compiere errori. Perchè quando ti diranno che hai sbagliato e avrai errori infilati fin dentro i calzini. Fottitene. Devi fottertene..Perchè non saranno stati errori. Sarà stata vita quella. Vita. Solo vita che passa."
E quell'istante che parve un'eternità, che per lei fu un'eternità, finì.
Con l'estrema rapidità di chi si alza dal letto con un'idea precisa in testa si voltò, guardò l'orologio, e se ne andò.
» Accadono cose che sono come domande. »
» Passa un minuto, oppure anni. Poi la vita risponde »
~
{ dopo il saracino.dopo l'alligalli.dopo il valzer.dopo la bachata.dopo i fuochi.dopo gli occhi.dopo i silenzi.dopo ciò che non si dimentica }
{ ho bisogno di un caffè.}
![]() » » Contraggo controvoglia contratti ai quali appongo sopra la data di scadenza. in.itinere.alienationis#2
E recidersi i polsi giorno per giorno...
affondare lame fredde come ghiaccio, lucenti come vetrine natalizie, un po' alla volta.
Giorno dopo giorno sempre più in profondità, con una estrema attenzione nel fasciare le ferite dopo ogni taglio.
Giorno dopo giorno un dolore calibrato ma crescente...
Ecco perchè il tempo non funziona.
E invertire il suo corso, non lasciandogli tempo per curare ciò che non si cura con il moto della lancetta.
Tra un po' mi ucciderò.
E saranno state le mie mani a farlo.
Perchè è quando tocchi il fondo che con una bella spinta puoi raggiungere l'assoluto.
E non c'è contrafforte che tenga.
Perchè è così che ti frega la vita.. Ti prende nel momento in cui le tue difese non sono pronte ad incassare. Quell'attimo in cui sgrani gli occhi per vederci meglio. Una frazione di secondo che ti prendi per te semplicemente per ricaricare.
Colpisce secca, senza starci tanto a pensare.
E nel mentre che incassi non ti accorgi.
Perchè ti entra dentro come un'onda durante la burrasca. E ti ritrovi lì, stremato o euforico.
Oppure a mezz'aria, certo solo della tua incapacità decisionale..che fra le tre è la condizione peggiore.
E cominciai a piangere lacrime di sale che svanivano nella profondità della pupilla.
In quel modo che è un modo bellissimo.
Col sorriso sulle labbra e gli occhi chiusi. Vincitrice troneggiante sul mio inesorabile disfacimento.
E mentre cercavo immobile il sonno continuavano ad uscire. Altrettanto immobili e silenziose.
Svanendo tra i meandri del cristallino.
Perchè le mie lacrime sono e saranno sempre solo mie.
{ oggi nella testa un'acquario. Pesci che girano e girano e girano in tondo.
{ e girano. girano. girano.
# 1 in.itinere.alienationis
Ci hanno detto che il dolore passa, l'amore idem... forse...
Il cielo è grigio e sfuma all'orizzonte anche alle 19.10 di questa serata alla quale ne seguiranno mille e mille ancora. Tutte inesorabilmente uguali.
Ogni sera con gli stessi propositi. Ogni sera con le stesse speranze. Deluse poi al rientro sotto le coperte. Deluse ogni volta che varchi la porta di casa. Che ti aspettavi eh?.. Ogni notte a contare i minuti sul display che ti dividono dall'alba. Perchè l'alba è un nuovo traguardo da raggiungere ogni volta, è la linea di demarcazione. Il segnale che ti comunica che alla prossima serata manca meno di un giorno. E cerchi di inventarti parole nella penombra dei tuoi più astrusi pensieri mentre la vita scorre in sordina mostrandosi piatta più dell'elettrocardiogramma di un deceduto. E barri i giorni sul calendario con la stessa maniacale precisione di chi sfoglia una margherita per sapere se l'amerà o meno. E come i daltonici ormai scambi i ruoli ai cicli celesti, tenti di rubare il sole quando è buio e rifuggi la luce di giorno. Caos. Confusione. Indecisione. Inesorabile. E non ti curi degli sguardi dei passanti che ironicamente ti apostrofano per strada con epiteti da teatro dell'assurdo perchè il tuo senso di alienazione è tale da avere la vista annebbiata anche con le lenti spesse un fondo di bottiglia. Cieca. Ormai persa. Bollata d'inadeguatezza da un mondo che si è rivelato più forte di te. Con la nave salpata l'attimo prima che salissi il gradino della scaletta. Hai perso il treno del mondo mentre ti eri chinata per solo un attimo per incamerare aria il più possibile..invece Puff..sparito.
Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà quel poco che ti basta per contare i cad | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||