Carlotta Andrea's profile♥ .ılı. [ il.pOѕтo.d℮ll℮...BlogListsNetwork Tools Help

__шelcōme ♥

нeāven cān шāiт шe're ōnĿч шāтcнing тнe skч Ŀeт us die чōung ōr Ŀeт us Ŀive fōrever шe dōn'т нāve тнe pōшer buт шe never sāч never fōrever чōung i шanт тō be fōrever чōung

~ cнiēdimi ōggi sē sōηō fēĿicē

Carlotta Andrea Buracchi

Occupation
Location
Ancнe noι ѕιαmo polνeяe dι ѕтelle...
mα peяcepιαmo l'αdяenαlιnα!!!
.......**...... **
... *...... *.......*
.... *.............*
...... *........ *
.......... *.. *
............ *
[pιcтures.of.me]

_ ιO voяя℮ι sOlo sαp℮я℮

s℮ αnch℮ тu hai d℮ll℮ cOlp℮

ch℮ nOn puoι ℮lud℮я℮_

sōlō uиά sтupιÐά fяάs℮ Ðά Ðιя℮ Ðάvάитι ά uи cάffέ...

♥ .ılı. [ il.pOѕтo.d℮ll℮.Sт℮ll℮ ] .ılı. ♥

ά c c ℮ n d ℮ т ℮ ι ν ō ѕ т я ι ѕ ō g n ι ℮ n ō n ѕ p ℮ g n ℮ т ℮ l ι m ά ι p ι u'

.αnтιтesι peяfeттα dellα peяfezιone.

sōnō αll'αuтunnō d℮ll℮ ιd℮℮, dōv℮ ιl т℮mpō scαvα bucнι fōndι cōm℮ тōmb℮ ed нō ιnfιlαтō ιl cαppιō αll℮ mι℮ nōттι pιù luguвяι mα нō νιѕтō n℮glι ѕp℮ccнι ℮ναρōяαя℮ l℮ ιmmαgιnι. Ann℮gαя℮ ιn un т℮mpō cн℮ nōn c'è pιù cōn ιl cōяαggιō dι cнι non нα nullα dα p℮яd℮я℮ ed ōdōя℮ dι тαbαccō pαgιn℮ sfōglιαт℮ ρōlν℮я℮ b℮nzιnα cαffè ℮ в℮я℮ fōndι dι pιαc℮я℮ sōlubιl℮ ℮ pαятιя℮. è ιn νenα ℮d ōffяe luι. gιōяnι α p℮яd℮я℮ p℮я nōттι α fαя fιnтα cн℮ ѕαι νιν℮я℮.. ℮mαncιραяѕι dαll℮ fανōl℮ nōn вαѕтα. ѕcιōlgō ι ѕ℮nтιm℮nтι ιn αcιdō dι я℮αlтà, lō ѕp℮ccнιō яōттō d℮l fuтuяō è cιò cн℮ я℮ѕтα.

Sōlō cн℮ ōggι ιō ℮ т℮ ѕιαmō cōm℮т℮ ιnѕтαвιlι. lucι ιnтя℮ccιαт℮ cн℮ f℮ndōnō l'ōѕcυяιтà.. fōrs℮ ѕolтαηтo ραяol℮ ρ℮я т℮ cн℮ lα dιѕтαηzα oяα comρlιcα, olтя℮ uη я℮ѕριяo d'αmαяo ρ℮я ηoι cι я℮ѕтα ѕolo ιl dιѕ℮gηo d℮l т℮mρo. E ѕōnō quι αd ιmmαgιnαя℮ un т℮mpō ѕōѕp℮ѕō, fяαmm℮nтō dι ℮т℮яnιтà.. νιν℮я℮ ρ℮я ѕemρя℮, cι νuol℮ coяαggιo. Dαттι αl gιαяdιnαggιo d℮ι fιoяι d℮l mαl℮..

Io ιη cαduтα lιв℮яα, ιη c℮rcα dι uηō scнιαηтō.. e’ n℮c℮ѕѕαяιo cя℮d℮я℮, вιѕōgnα ѕcяιv℮я℮ ℮ v℮яѕō l’ιnfiniтō т℮nd℮я℮..

sōlō un p℮nsi℮rō per lά t℮stά

fōrs℮ la vita nōn è stata tutta p℮rsa…

fōrs℮ qualcōsa si è salvatō...

fōrs℮ davv℮rō nōn è statō pōi tuttō sbagliatō...

- ...cн℮ cαzzō c'℮nтяαηō ι fungнι? -

- b℮н..p℮я nōn sfяαттαя℮ ι puffι ! -

- Mαvαffaηculō т℮ ℮ ι puffι ! .. -

...buOnα pasqua...

 

Happy Easter to everyone...

on the road back.

 
il bambino vede tutto come novità perchè immerso nell'ebbrezza.
on the road back. Lo strapiombo è una voragine ribollente, un tumulto che fa erompere all'improvviso una colossale fontana di rabbia esalata con ansiti fitti dalla terra e le immagini rampollano come cose tangibili a una velocità ebbra di pensieri e metafore che non danno modo di farsi registrare. Se prima gli occhi erano nutriti di rugiata mielata, ambrosia del paradiso ora... PROSPETTIVE CAPOVOLTE. In uno stato di fusione con l'anima del mondo. Angoscia senza fitte. Vacua, tetra e tenebrosa. Soffocante, dolente, inerte, angoscia. Il mio destino torna ad allinearsi a quelli di tanti altri, gente stretta alla gola da uno stupefacente inebetizzante. Il mio turbamento in questo pomeriggio di fuga contrasta con la placidezza della pianura padana calda e assolata. Mi porto dietro una fusione d'asprezza e gracilità mentre mi abbandonano piano i tepori del nord. Tento di recuperare qualcosa dalla montante fuliggine, monumenti e paesaggi si succedono in forme sempre più dilatate fino ad addolorare. Punto le cose, le case dal finestrino...il tempo si deforma, ogni profilo diviene un'ombra, un'enigma insolubile, un vortica raccapricciante. La mia poetica torna ad essere un'algebra, cifre i processi associativi. Comincia l'applicazione di una logica schizofrenica per cui si sovvertono i rapporti soggetto/oggetto. In breve i nessi diventano vaghi, i fili tenui, ambigui,l'eccitazione si quieta, entro nel tempo storico - quello che dovrebbe trascorrere ma non trascorre mai. Giacere sotto la maledizione della noia invincibile, sgomentevole. L'esistenza torna ad essere un'oasi d'orrore in un deserto di tedio. Unico modo per tornare a sentire la vita è l'uscita dal mondo. Da un'inferno acquistato su richiesta senza merito. Da questo labirinto privato, entro una costruzione che prima o poi mi crollerà addosso. Una malattia tediosa e monotona e segreta. Resta un netto e vivo ricordo di abbaglianti splendori, vivaci particolari che si stagliano ancora in un chiarore sprezzante, beffardo. Come quando si copre un quadro ad olio con un vetro li serbo. Per gustarli in seguito come stille preziose, custodite gelosamente. Per proteggerli dall'acido della realtà, di quel tergicristallo che spazza via dal vetro la pioggia dell'appennino.
On the road back.
 
 
.L'unico modo per avvertire la felicità è sedersi sulla soglia dell'attimo.
 
 
.obliando il passato.
 
 

_in direziOne Ostinata..non contraria_

 

 

Verso nord_
Via da un mondo ridotto all'ombra di se stesso. Dove il giorno si distingue dalla notte solo per una fioca luce grigia. Dov'è freddo. Piove.
Uno scenario post apocalittico quello che mi lascio dietro mentre le ruote macinano silenziose l'asfalto.
Dove la storia chiede di continuo il conto all'umanità e non lascia spazio a speranza, immaginazione, volontà d'evasione.
Dove pian pianovanno via anche le parole, dimenticate assieme al loro significato, dove lentamente muoioo desideri, passioni, sogni e quant'altro.
Restano solo brandelli di ricordi appiccicati addosso con la Coccoina.
Terribilmente possibili.
Disgraziatamente reali.
Si fanno compagnia in questo viaggio silenzioso.
Agognante il mio spirto che ha come paura di perdersi qualcosa nella diga temporale.
- Il fiume -
Quell che promette è un futuro carico di prospettive, ambizioni.
Curioso anacronismo per chi si muove a tentoni dentro una crisi epocale da ebbrezza fieristica.
A 200 km da una città serenza.
Da una prospettiva geometrica rassicurante.
Da una - come tante - facciate.
Un'elegante vetrina che cela anie sporche, annichilite ma logore dall'ambitio.
Spietate. Come la mia.
Lo spleen torna sempre in sottofondo. Come un rubinetto che perde nel silenzio notturno.
La martellante, continua, incessante picconata su un muro di calce friabile, rivestito d'armato.
E così nella pianura m'appare quel fiume all'improvviso. Accogliente come un ventre materno. Pregno di speranze come una cartolina più familiare di casa mia.
Scnario adeguato ad un'illusione che par non voler mai tramontare.
La crisi che poi prenderà a acalci l'ottimismo si dissolve, verso l'aurora.
Verso nord_
In direzione ostinata ma non contraria per una volta.

 

Cάn чÖu мάĸ℮ м℮ sмiĿ℮..tÖdάч?

 

 
Fra un'ironia grott℮sca e un cielo plumbeo mi sveglio con calma. Pensando che tra una settimana non sarò qui. Un altro odore sul cuscino. Rumore di traffico nelle orecchie. Attesa per il caffè quotidiano. //Sarebbe bello potersi svegliare con te, andare a vedere cosa c'è in frigo e pi prepararci la colazione da gustare comodamente sul letto// Svegliarsi alle sette di mattina con tranquillità in una nube di consapevolezza. E prima partire. Mercoledì. Ai settanta all'ora in autostrada, col finestrino aperto e la pianura padana che corre sotto gli pneumatici. //E la mia psiche non è neanche più atomica// E io che dentro adesso ho un cielo malconcio. E quel cazzo di distributore di sigarette all'autogrill che mi mangia 5 euro. E di nuovo seduta fianco al posto di guida con le braccia informicolate e la polvere sulle scarpine nuove. E poi ogni giorno a sfogliare costose riviste e a fissare lo sguardo sui bouquet cerati dei ristoranti. Sfavillante! Mi sveglio di nascosto e ci penso.. Alla mia futura (prossima) partenza come ad un'immagine onirica dai contorni certi. //Basta tenere a distanza i rapporti umani //Voglio smantellare gli elemnti che mi alienano dal mondo esterno // E giuro Dio che d'ora in poi coniugherò sempre bene i verbi. Non tronco più le frasi. Tu fammi leggere però quello che hai scritto su blandi pezzi di carta. Le sfregature e i graffi circa il mio futuro. //Mi suona il diaframma come il citofono // Non riesco ad attendere. Ora mi prendo a fucilate.
 
:coffeecup: Cάn чÖu мάĸ℮ м℮ sмiĿ℮..tÖdάч?
 

.may daffOdils ?

 

Nella nuvola bianca. Senza peso.
Compatta. In attesa.
Alta. In sicurezza mite. Stabile equilibrio
[ despite all the foreigner features ]
Sguardo dall'alto. Verso il basso. Più vie.
Quel viavai inascoltato del sottobosco, fatto di narcisi tra le foglie secche.
Poi là. Verso l'orizzonte.
Un orizzonte possibile.
Si.
Ora possibile.
 

160 caяaтт℮яi in тh℮ mOяning...

 

lάnd
тh℮ cōm℮ bάck
 
..risveglio inedito questa mattina di metà marzo. Accarezzata dal gentile vento italiano e con - nelle narici - un insolito aroma di black coffee. Amo l'Italia. Troppa era la nostalgia che riempiva i buchi della trama della mia anima during my trip in Ireland ma ora che l'"incanto" del viaggio è finito il vento pseudoprimaverile non spazzerà via i ricordi di un viaggio che non volevo compiere o perlomeno circa il quale avevo una bella scorta di riserve...
Risveglio insolito in quanto ho deciso di evadere un po' dal quotidiano come al mio solito 'n despite l'esame del first che oggi e domani sono chiamata a sostenere ne ho approfittato per trascorrere un piacevole soggiorno in Florence.
Quale piacere aprire gli occhi con il rumore del traffico mattutino, il motore degli autobus, il frastuono della città che si sveglia ed il trillo del microonde che annuncia piacevolmente che i miei doghnuths hand made al cioccolato, cannella e mandorle sono dliziosamente pronti.
Accendo una sigaretta mentre sfoglio perplessa il monolingue in cerca di un suitable topic per lo speaking..
..mah..aumentano i livelli d'incertezza nel checking the time..
 
тōяάяsggiάr il miō вlάck lōng cōffe..
.missing starbucks.
 

 

≈__CŌff℮℮ pl℮άs℮...


Mentre state leggendo queste righe miliardi di fotoni di luce visibile rimbalzano come bilie dal foglio di carta al vostro nervo ottico

che li trasforma in impulsi elettrici e li manda rapidamente al cervello.


Il camminO dell'uOmO è una linea sOttile, un equilibriO difficile. Una cOstante messa in discussiOne dei cOnfini della legittimità.

Un alternarsi di ridere e sOffrire, un prOcedere a cavallO di un filO dove nOn è permessa indecisiOne ma presenza, Onestà ed aziOne.

Come un funambOlo siamO cOstretti sOpra una cOrda tesa nella ricerca cOntinua di un precariO equilibriO. Rigenerantisi.

Tra la sOlitudine e l'incOntrO, i lustrini e la pOlvere, l'evasiOne e la cOstriziOne, la sincerità e la menzOgna.

E' cOsì che il filO della vita si intreccia e sciOglie, si snOda e ci sOrprende, s'accavalla e ci delude.

il fatto è che Ora iO sŌnŌ ∂iv℮nтάтά intOrpidita
 nŌn яі℮scŌ più ά s℮nтіяe...

cŌsì stanca e stretta p℮я pάuяά ∂i p℮я∂℮я℮ iĿ cOntrOllo e "cŌм℮ iĿ vnтŌ giŌcα cŌn Ŀα pĿαsтісα v℮dŌ тяαspŌятαтα Ŀα міα digniтά...
perchè Ōggi тяαdiscŌ Ŀα sтαвіĿiтά" e la mia è una smutandatzza emOtiva vOlta a cOmbattere le nefandezze metapsichiche del presente.
La mia è un'intrOsp
ziOne rancOrOsa fatta schiOccandO la frusta della scurrilità.

__CŌffplάs...


 

Nel tentativO di riallinearmi su ritmi più distesi
virandO un pO' in chiave bucOlica.

Ecco. Avete letto...


 

vŌglia di cάтάrsi ℮mŌziŌnάl℮...

_ ?

 

. . . ηō - ηum℮яιcαm℮ηт℮ pαяlαηdō - 1 ηōη ℮' 99 . . .

 

// una donna.

 

Immagina una donna.

Che al centro della sua vita ricorda.
Era come un fiume in piena ma con gli argini quando macchiava il foglio bianco d'inchiostro.
Poi la sua piccola storia s'assommò alla grande storia e la sua vita venne schiacciata, travolta. Lasciò la penna a metà, per soltanto una meta consumata.
Eppure cazzo se aveva talento.
Creatrice di spazi, produttrice di parole sputate sulla pagina. Il massimo era che non c'era nelle cose che scriveva ed alempo stesso quello che le usciva era lei, capacità di eclissarsi ed identificarsi con la pagina.
Animata da una sottile economia dell'anima nei rapporti, minimate attratta dagli oggetti se non a fine spirituale, si occupava solo e soltanto d'arte allo stato puro. 
Poi qualcosa la prese alla gola, la raggelò.
Fu come un colpo di ghigliottina al pensiero prima ancora che alle mani.
Fu una castrazione secca, rapida e dura.
Aveva perso la fede.

Quale delle tante non saprei dire .

.cent'ānni quāggiù

 

stāsera ho dāvānti ā me il tempo.
SOTTO LE STELLE. IMPASSIBILE. SULLA TERRA INFINITAMENTE DESERTA E MISTERIOSA
DALL'ALTA SUA RUPE L'UOMO LIBERO TENDEVA LE BRACCIA AL CIELO
NON DETURèATO DALL'OMBRA DI NESSUN DIO
Chiudo il mio libro. Tira un vento furioso
ānche sullā tua strādā?
Lont
āni dāl mondo quei cipressi. Rādi nellā terrā lontāna. Obliāti. Memori d'echi sfioriti, d'ācque scorse frā i sāssi.
Lont
āni dal tempo.
PAROLE FATTE PER ESSERE BRUCIATE
C'è un rāmo in fiore che profumā di miele soprā il mio comodino. Ci sono luci rosse e nere di legnā che ārde.
Ricordi insoliti di suoni, odori. Di pietre e di soli timidi.
Intense fr
āgrānze nella serā. Lā serā del tempo.
Attorno le fi
āmme com'echi di luce. Resinā oliosā di pigne sulle ditā...


# due o tre ātmosfere sotto il resto del mondo
[in direzione ostinātā e contrāriā]

ti.odio.ti.brucio.ti.amo.

 

Ci sono giorni d'assenza, spenti. Dove la manopola della luce resterebbe sintonizzata sulla modalità off tutto il giorno se non fosse per qualche stronza (come me) che si diverte a girarla. Ci sono giorni freddi, dove il gelo dell'inverno martella nelle ossa e si insinua subdolo tra i capelli mentre fumi eticamente alla finestra. Giornate nelle quali sparerei alle zanzare se ce ne fossero in inverno. Nelle quali la vita pare ancora al rallentatore mentre ciò che voglio è una scarica d'adrenalina forte come un razzo. Giornate in cui ti svegli e - cazzo - pensi a tutti quei maledetti sorrisini di plexiglass che hai fatto negli ultimi tre anni di vita, a tutti quei baci languidi che dovrebbero essere state carezze al vetriolo per chi si meritava una scarica di vomito verdastro sul viso. In cui pensi a cosa realmente hai perso o mai conquistato.
Chiamami una che non ha mai raggiunto il traguardo. Chiamami vigliacca. Avanti. Fallo!
Buttami a terra e ricoprimi di lividi. Tanto va il viola quest'anno.
Chiamami puttana per non averti saputo dare ciò che volevi ma - cazzo (bis) - dimmi cosa arcidiavolo ti aspettavi da me.
Il tuo fottutissimo universo latte-miele ed esteticamente levigato e rassicurante mi faceva alquanto rece in confronto al maldettismo che ostenti come un vessillo. E' il kitsch cerebrale che ti attanaglia amore mio, quello di quando vorresti mangiarmi come fossi una fragola polposa. M'immagini come una madonna plastifita avvolta da un telo bianco con tanto di aureola. Non sono la tua Bernadette inginocchiata sulle caramelle tantomeno la tua salvifica Beatrice.
Girali di fumo salgon e salgono. Vorrei che mi entrassero le larve nel cervello per corrodermi e non pensarti.
La sigaretta mi ha bruciato la pelle. Puzzo come un pollo pronto per il forno.
Sono solo a condire.
 

{ piccOli bяividi di f℮licità..*

 

Exquises esquisses
squisiti.
Usciti dalla punta del pennino che rapido scorre sul foglio per tracciare i contorni di qualcosa che appare ora nudo.
Domani si colmerà di colori, prometto.
Pezzo unico di un'eleganza qusi rarefatta, quasi una microscopica gemma dai contorni abbaglianti.
Domani lo sarà. Un caleidoscopio di tessere di colore come tanti puntini di speranza fusi assieme.
Come soffici carezze oleose.
Come strascichi evanescenti dal sapore nostalgico di ere lontane ma palpabili, ancora una volta.
Frutto del genio che risorge a vita ancora una volta..
 

 

{ ~ нö яipr℮sO a diping℮я℮..*

1.O

 

destata da fredde luci metalliche fuori dalla finestra
stamane sul presto.
mordo un opulente melograno di cera
per ingannare il tempus qui fugit.
vedere assieme all'anima anche il corpo gelato
sotto la coltre di nebbia cui soccombono i campi.
crepita ancora la candida candela sopra il ceppo.
Magro pagliativo!
Con le pupille ancor socchiuse dal freddo faro della luna
innalzo un inno d'invocazione al gelo
che placido ricopre ogni cosa
e alla bellezza che sfugge alla mia brama
mentra s'alza l'alba dalle dita di rosa.
Silenti giacciono ancora le mille e mille crisalidi scure che riposano tra i miei capelli
non volano
non spiegato le loro ali petrolio,
un tempo azzurre e d'argento.
Lo ricordo questo cielo livido
confuso, memore
di passati lontani.
non mi ottunde la mente la brina.
lo ricordo come qualcosa già vissuto
e più passato.
 
domenica 4 gennaio 2009

christmas. II

 

un po' tardi questa mattina...

cöm℮ neĿ міō cuōя℮

fragili dita di cartapesta intorpidite dal gelo

stecchi che emergono da una sottile coltre di neve lattiginosa

friabile come i biscotti dall'aroma speziato

luci tremule come fiammelle oltre i vetri delle case

trine e merletti sui bordi delle foglioline

silenzio

sacro silenzio mentre piovono gli ultimi fiocchi

di una magia destinata a scomparire

 

christmas. I

 

  

Silenzioso il gelo pungente che le intorpidisce la pelle lattiginosa del viso questa notte.
Una tazza di caffè caldo sogna, sorseggiata davanti al caminetto scoppiettante.
Avviluppata in un morbido golf, tra le braccia rassicuranti di qualcuno che ha ormai perso le speranze di trovare.
Mentre scosta on lo stivale la neve sporca di fango e ghiacciata sul ciglio della strada.
L'orologio sembra essersi fermato mentre continuano a piovere dal cielo gli ultimi fiocchi sempre più radi.
Piovono come i suoi desideri, crollati sotto la cruda realtà di una notte di Natale trascorsa come tante altre.
Aspettando un desiderio che nemmeno questa notte si realizzerà.
Sente il gelo intorpidirle sempre più rapidamente le gambe coperte solo da calze a rete sottili e una gonna che sembra un brandello di stoffa.
Mentre il pensiero vola verso chi sta festeggiando il Natale.
Lei sola aspetta, nella notte, un'ora da trascorrere come regalo di un uomo solo quanto lei.
Al caldo nei sedili posteriori di un'auto, come tante e tante notti già trascorse e già dimenticate.
Non ci saranno regali per lei domani.
Non c'è Babbo Natale per chi ha smarrito i propri orizzonti.
Non ci sono più desideri. Disciolti come la neve leggera alla prima luce del mattino.
Non ci sono luci natalizie nè l'incanto sfavillante di perle e lustrini.
Solo due fari in lontananza che si avvicinano sempre di più.
 

Paris se reveillera plus...




Sono le 19.43 di venerdì 5 dicembre 2008 e sto lasciando Parigi.
Tra pochi minuti l'aereo smetterà di accellerare come sta facendo in questo momento e staccherà le ruote da terra definitivamente, in rotta verso l'Italia. In rotta verso "casa".
Sto lasciando Paris e sotto di me un reticolo sempre più fitto di luci si espande a macchia d'olio come una gigante ragnatela sotto le nubi, tra il nero della notte.
Sto lasciando la ville lumière per raggiungere un luogo dove non ci sono luci nel raggio di kilometri, lascio la ville lumière per il mio consueto antro buio, freddo ancor più di quanto lo è stata questa città quest'anno.
Lascio qui i vetri appannati dal freddo, i tetti umidi di pioggia sottile, il vapore del caffè caldo ed il fumo dell'ultimo pacchetto di sigarette fumato in aereoporto in una toilette, in puro stile Carlotta.
Lascio qui le promenades lungosenna sotto il temporale, l'odore di chiuso e di putrido delle stazioni del metrò, quello dell'acqua stagnante del fiume ma anche quello caldo ed avvolgente delle brioches appena sfornate e delle torte delle boulangeries.
Lascio qui il frastuono del traffico, i rumori di una città in costante movimento, il lieve chiacchierare dei parigini seduti nei caffè più nascosti, il grattare sottile delle vecchie radio a manopola.
Lascio qui 16 anni di vittorie e conquiste per rincontrare 16 anni di errori e sconfitte quando metterò piede in Italia.
Lascio in Francia - ancora una volta - i ricordi che serberò in me con più affetto ed una leggera nota di malinconia che accompagna come di consueto le cose migliori.
Ma mi porto dietro un vuoto che venendo qui speravo di colmare. Riporto in patria un buco che ogni giorno si allarga come una voragine. Silenziosamente prosegue l'angoscia e non si placherà finchè - forse - non sarò io a volerlo.
Lascio la ville èternelle coi suoi cieli rosati di prima mattina che poi diventano scuri e infine vedono la luce del giorno per ritrovare quel sole che solo gli imbecilli qui credono splendere.
Lascio questa città nella quale sono approdata con un buco angosciante da riempire. Un buco che non sono riuscita a colmare e pertanto me ne riparto con una voragine ancor più tremenda dentro.
Perchè Parigi è cambiata.
Non è più la stessa.
La decadenza ha già toccato il parossismo.
Ci troviamo nella parabola discendente adesso, quel momento nel quale l'esecrabilità dai gesti più semplici all'atmosfera generale genera un'amarezza tale da guasare anche il dolce più stucchevole.
Ed è proprio con l'amarezza di chi constata che la globalizzazione, la crisi, l'eccesso di turismo, la banalità hanno ormai fatto piazza pulita che mi sono aggirata inquieta nel freddo parigino.
Lascio dunque questa città con insoddisfazione, con parole rimaste a mezz'aria.
La mia anima non è nient'altro che flatus vocis mentre volo sopra le nuvole ed abbandono ancora una volta un fallito tentativo di salvezza.
Il mio buco nell'acqua acquisisce sempre maggiore distanza ad ogni giro del motore.
Sto rientrando verso il mio più grande fallimento con l'ennesimo tentativo errato
Ed una moleskine ancora avvolta nel cellophan.

Parigi.

Nella foschia lieve del crepuscolo, quando le luci si riflettono nell'acqua e Notre Dame risplende al di là del pont de l'Alma nel suo bianco fulgore.

E tra le pitture ad olio ed i terribili clichès delle canzonette c'è ancora la mia, quella dei mendicanti, degli angoli bui, dei tavolini luridi e dei clochards, quella delle bettole a poco prezzo dove si suona il vero jazz, quella delle atmosfere fumose, della pioggia e della nebbia, dei freddi lungosenna e del fango, delle stazioni cupe dei metrò, dei lampioni che emanano una precaria luce giallognola tremolante, delle stamberghe con persiane pendenti dietro le quali o si dorme o si muore.
Oppure si fa l'amore.

Parigi.

 

uovo in gelatina.

 

Serbatoio visivo dissacrante e immagnifico. Onda d’urto distorta ossesso-compulsiva, la mia.

Sono una monarca assoluta tachicardia in una dimensione trigonometrica che si dissolve un istante dopo in una visione idilliaca surrealisticamente bucolica da “locus amoenus virgiliano”.

Disciolgo i miei spigoli in soluzioni acidule che sintetizzano gli elementi per ricavare un liquame denso, tenue, mai urlato.

Sono io che da un pezzo a questa parte ritorno alle origini, in una placenta giallo paglierina, parzialmente soluta.

Uno sguardo nostalgico a riti dimenticati fatti di soavità e leggerezza.

La mia nuova maschera con cristalli di zucchero nelle narici e benzina in vena.

I voli pindarici di una ventriloqua letteraria con faccia da stronza.

Perennemente sospesa in una condizione di dolore come un uovo in gelatina.

Dove i sogni s’infrangono ed il sonno – illuminato da fili fosforescenti – è merce di contrabbando.

ari a  causti ca..

 

.aria.respirami.in.silenzio.

 

 

con quella certa dose di astio tipico del parvenu risorgo alla vita in una fresca domenica novembrina.
i miei fianchi sono sottili sotto al copriletto,
gravati dal peso di un orizzonte opprimente che si rischiara con l'arrivo lento del gelo.
ho cristalli di zucchero sulle dita.
i capelli annodati n milioni di piccoli desideri criptici ed indecifrabili.
Non ho pelle, non ho sangue - forse ambrosia - non li ho mai avuti. Eppure sono risorta a vita.
.respiro.
Nella prospettiva di un barlume di speranza luminosa.
Cosa sai tu di me. Oggi?
Guarda, la mi voce si fa lunga da flebile qual'era, ascquisisce tonalità crescente.
Ti svelerò cos'ho capito ma non ora, non ora.
Lo sai che posso staccarmi dal mio corpo lentamente ed aleggiare nell'aria?
Posso sradicarmi, sciogliere i legami delle mie giunture e mutare sostanza. Ho il potere, la forza oggi.
Respirami in silenzio.
Ho pensato di ridurti al gelo e di conservarti in congelatore per contemplarti sottovuoto.
Amore mio cementato.
Su un passato un po' infelice, un po' mancato.
 
La vostra affezionatissima
ventrilOqua
letteraria

 

♥ andrea nOn sa perdere

 

Stesa sul letto.
Corpo completamente passivo a qualsiasi impulso esterno, solo la mano a reggere un tizzone di sigaretta e i polmoni ad assorbirne le spire fumose.
Tra mille e mille sfaccettature di quel cristallo di Boemia sublime e perfetto quale le appare ora la sua vita, Andrea non discerne.
Facoltà critiche azzerate. Buio, caos, fumogeni nella testa. Ancora una volta, ancora una volta.
E mentre cerca di tirare le somme della sua vita dispersa ne cerca un'altra di sigaretta, come se 10 centimetri di tabacco potessero quietarle l'angoscia che ha dentro. 
O meglio colmarle il vuoto dovuto a quell'incertezza emozionale che prova.
Che troppo spesso prova da un pezzo a questa parte.
Andrea  ha fregato troppe volte il dolore.
Andrea non ha mai conosciuto la sofferenza.
Andrea ha sempre cercato di battere in contropiede la vita.
Arrivando un minuto prima del tempo.
Andrea ha sempre vinto.
Andrea non sa perdere.
E non ha la più pallida idea di cosa voglia dire soffrire.
E quello che ne rimane è un senso di vuota angosciosa ansietà per il presente, la nostalgia di qualcosa che mai ha sentito graffiarle la pelle.
- Sono anni che Andrea non sente la cruenta gelidità delle lacrime -
E' soltanto incompleta ed ora si sente semivuota, mancante di una parte  che prima o poi arriverà il momento di fronteggiare.
E chiama il dolore ma non riesce a smettere, non riesce a smettere di sfidare la vita per vincere e vincere e vincere ancora.
Forse ha solo bisogno di credere in qualcosa.
Una boccata di normalità.
 
 
 
... sOм℮ω℮я℮ Öνeя тнe яaιивOω
вℓυe вιя∂ѕ fℓу aи∂ ∂яeaмѕ тнaт уÖυ ∂яeaмe∂ Of...
яeaℓℓу ∂O ¢Öмe тяυe - - - - ♥

ē nēlĿ'αnsiα cнē тi pēяdō тi scαттō un'αĿтяα

fōтō.

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